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Nata a Novi ligure (Alessandria) il 17 febbraio 1922, viene battezzata a Pavia coi nomi di Annunziata Nada nella parrocchia di Santa Maria del Carmine. Il padre muore prima della sua nascita e la madre si prodiga per circondarla d’ogni tipo di affetto.

Nada lascia presto la scuola per accudire la mamma malata e a nove anni è già responsabile per il loro sostentamento. Lavora presso un parrucchiere con la mansione di spazzolare gli abiti delle clienti. All’età di dodici anni si ammala di tubercolosi e viene ricoverata all’ospedale di Careggi. Spesso, in quel lungo periodo di ricovero, amava sostare da sola nella cappella dell’ospedale.

Il 4 agosto 1942 Nada e la mamma si trasferiscono a Roma da alcuni parenti. Nella capitale, Nada tenta di entrare nel mondo dello spettacolo, principale attività dei parenti materni, ma dopo alcune esperienze comprende che quell’ambiente non le dà la vera felicità.

A 22 anni Nada si ammala di nuovo di tubercolosi. Nell’ospedale dove è ricoverata conosce un cappellano Camilliano, padre Orfeo Romani che diventa il suo direttore spirituale. Nada decide di donare la sua vita a Dio.

Nel frattempo, si iscrive all’Azione Cattolica e conosce a Roma padre Luigi Cattaneo, suo confessore e direttore spirituale. Con lui, fa un cammino di discernimento spirituale che la porta all’emissione dei voti privati di povertà, castità, obbedienza. Nel 1952 lascia la sua casa per entrare nella nascente Congregazione a Roma, nel quartiere di Borgata Ottavia. Qui indossa l’abito religioso e prende il nome di Carla, ma nel tempo, con grande dispiacere Carla lascia la Congregazione e riprende a lavorare, seppur fortemente attratta Carla dal mistero di Dio, per questo inizia a leggere e ad approfondire testi teologici che trattano l’Incarnazione di Gesù.

Alcune giovani iniziano ad avvicinarsi sempre più a suor Carla, così come era chiamata da loro e il 29 giugno 1961 decide di accogliere stabilmente le amiche che volevano condurre con lei una vita comune. Tra loro, Lucrezia Mucci e Caterina Moi a cui si aggregano altre giovani attratte dalla sua figura carismatica.

Di quell’inizio Madre Carla scrive: “Principale occupazione del piccolo gruppo è soprattutto la vita interiore: contemplazione e unione intima con il Verbo per la lode del Signore, diffusione del Suo Amore, povertà operosa e iniziative di carità evangelica”.

Il 25 marzo 1963, festa dell’Incarnazione del Verbo, Carla e le prime sorelle entrano nella loro casa di Vermicino-Frascati. La povertà è davvero grande: “Non avevamo nulla oltre la casa e la terra. Non una sedia, non un tavolo. Dormivamo per terra, liete di questa nostra povertà che ci avvicinava alla vita di Gesù. Per mangiare ci bastava raccogliere quella verdura e quei piccoli pomodori che il terreno riusciva a dare”. Così, a Vermicino tra i vigneti di Spinoretico, un piccolo borgo sperduto alla periferia di Roma, nasce l’opera missionaria per testimoniare e far conoscere ai fratelli l’Amore infinito di Dio e cooperare alla redenzione dell’umanità sofferente.

A questo punto del cammino, inizia il percorso di riconoscimento da parte della Chiesa e di tutto ciò che avviene attorno a Madre Carla. Grazie al parroco di Vermicino, don Francesco Terribili, Carla giunge dal Vescovo di Frascati, Mons. Luigi Liverzani, che paternamente l’accoglie e la incoraggia., diventando il primo sostenitore della sua opera. Il 19 marzo 1988, San Giovanni Paolo II, concede il riconoscimento della Santa Madre Chiesa.

La passione missionaria la porta sin dall’inizio in diverse parti del mondo fondando opere a favore degli ultimi: nel 1975 in India, nel 1997 in Costa d’Avorio, nel 2000 in Albania.

Nel suo cuore cresce intanto un grande desiderio, quello di dare vita ai Padri Missionari dell’Incarnazione: “Solo dei sacerdoti possono essere capaci di portare l’ineffabile dono dell’Incarnazione del Verbo al popolo di Dio in maniera più completa e più viva”. Nel 1994 in India, realizzò questo sogno.

La vita di Madre Carla è stata di privazione e sacrificio, conquistata dalla grazia e dalla fiducia in Dio, è una donna forte di fronte alle prove della vita.

Fino all’età di 83 anni, va in diverse parti del mondo, lì dove la provvidenza la conduceva e fino a quando la malattia le impedisce di continuare i viaggi missionari.

A Vermicino il 20 settembre 2006, circondata dalle sue figlie e figli spirituali, si spegne mentre prega l’Ora Sesta con l’Angelus Domini insieme a tutta la Chiesa che ricorda l’incarnazione del Signore, alle parole Et Verbum Caro factum est, proprio in quel momento, rende lo spirito a Dio.

Grazie al suo zelo missionario e all’amore appassionato per Dio e per l’umanità, oggi le Suore Missionarie dell’Incarnazione continuano ad operare in Italia, India, Costa d’Avorio, Albania, Filippine e Vietnam.